Le fotografie esistono.


Proprio ieri sera mi è capitato di partecipare ad una discussione nella quale persone che a diverso titolo hanno a che fare con le fotografie non riuscivano nemmeno a rendersi conto di operare all'interno di un unico ambito culturale. Frammentate nelle loro visioni parziali, dettate dai ruoli rivestiti, innanzitutto quello pubblico avverso a quello privato: in sostanza chi gode del 27 del mese e chi no; chi ha un ruolo perché gli è stato assegnato e chi se lo è dato da se stesso. Ma non solo, si oscillava anche tra chi considerava le fotografie come legante sufficiente e chi pur accettando la pluralità dell'accezione arrivava a sostenere che la fotografia come ambito non esistesse, che tutto si risolve all'interno dell'arte contemporanea. Anche perché la professione è morta, l'amatorialismo non è pervenuto e comunque ormai tutto è interdisciplinare, mescolato, ibrido, e chi più mischia meglio è.

Insomma abbiamo archivi pieni di robe morte, chiamate fotografie, si prendono ancora miliardi di robe inutili, chiamate con lo stesso nome per una inspiegabile sindrome di massa, e in futuro, che già è presente ai più sofisticati osservatori dei fenomeni, non si prenderanno più fotografie, ma si realizzeranno finalmente cose visive, icone parlanti o altre diavolerie fatte di nulla mischiato col niente, ma tanto interessanti.

Sapete che c'è? Ho deciso che non me ne importa una cippa di queste persone e di questi discorsi. Se in Italia coloro che in vario modo pacioccano con le fotografie non intendono riconoscersi tra di loro, sono appunto fatti loro. Vorrà dire che esiste un ambito del cinema, uno dell'arte contemporanea e un gommone di migranti chiamati fotografi, fotografanti, critici fotografici, storici di una storia che non c'è, archivisti di beni culturali che non si capisce più che bene portino. Persone allo sbando e sperse tra ambiti altrui che vengono usate come utili lavoranti, meglio se a basso o nullo costo. Tanto tutto è fatto di fotografie e tutti le sanno prendere. Mica stiamo a fare l'ambito degli scriventi italiano? Anche fosse, sarebbe comunque in mortale regresso.

Per quanto riguarda me, continuo da quasi quarant'anni a prendere fotografie, guardo volentieri fotografie, persino quelle degli altri. Leggo libri che me ne parlano o guardo quelli che ne contengono di notevoli, per il mio privatissimo piacere. Vado molto volentieri alle mostre di fotografia d'autore (altra definizione misterica per alcuni). Cerco anche di rendermi utile per promuovere la pratica fotografica, i suoi risultati e persino quello che penso di sapere sulle fotografie. Insomma gli altri facciano un po' come pare a loro, ma l'unica cosa che conta è sempre fare ciò che si sente di voler fare. Lo dico soprattutto ai giovani. Non fatevi fregare dai soloni supponenti che vi spiegano quanto siate inadeguati o peggio desueti. Fate sempre la cosa giusta. Per voi, adesso, subito.