Essere utile.


Dopo il lavoro, sempre più del previsto. Dopo averlo proposto in una giornata di studio intensa, partecipata, resta la sensazione più importante: quella di essere stato utile. Una soddisfazione che ripaga di tutto. Vedere poi che si riesce persino a suscitare degli entusiasmi, delle curiosità, dei nuovi pensieri è quanto di meglio si possa sperare. Utile quindi a dare inneschi o a rinfocolarli.

Il movimento delle idee, delle pratiche, lo scorrere del tempo verso qualcosa che attrae, che interroga, che spinge in avanti. Studiare, sperimentare, spostare, anche tornando indietro, a volte, per ripartire da una strada imprevista o non vista prima. La storia è tutto questo. Non un'infilata di vicende fisse, stabilite una volta per sempre, pronte e confezionate per diventare dei miti da ripetere e adorare. L'approccio storico ha qualcosa dell'indagine investigativa. Documenti, tracce, testimonianze. Affrontando le questioni da punti di vista sempre diversi, tutto si allinea diversamente, nuove ipotesi nascono e altre tramontano. Ognuno indaga per se stesso e tutte le indagini si confrontano con quelle altrui. Da chiunque può arrivare l'elemento importante. Non si finisce mai perché la storia non è mai finita, vive con noi e oltre di noi. Ecco per che cosa cerco di essere utile. A volte mi riesce, altre meno, ma la prossima volta cercherò, come al solito, di fare ancora meglio. Alla prossima storia.

Walker Evans e la scena americana.


Milano, sabato 13 gennaio 2018.

Ore 10:30
Il seminario proporrà un'analisi del percorso seguito da Walker Evans (1903-1975), con particolare riferimento alle recenti novità critiche emerse dalla mostra retrospettiva del Centre Pompidou di ParigiIndicazioni utili per chiunque desideri iniziare a comprendere il complesso rapporto delle  fotografie con l'arte moderna e contemporanea.

Ore 13
Pausa pranzo.

Ore 14
Ripresa del seminario, discussione
e conclusioni entro le ore 16:30.



DOCENTE:
Fulvio Bortolozzo


DOVE:
Circolo Fotografico Milanese
Via Bezzecca 24 MILANO
Tel. 340.054.25.50

INFO E ISCRIZIONI:
Fulvio Bortolozzo
borful@gmail.com


Le fotografie esistono.


Proprio ieri sera mi è capitato di partecipare ad una discussione nella quale persone che a diverso titolo hanno a che fare con le fotografie non riuscivano nemmeno a rendersi conto di operare all'interno di un unico ambito culturale. Frammentate nelle loro visioni parziali, dettate dai ruoli rivestiti, innanzitutto quello pubblico avverso a quello privato: in sostanza chi gode del 27 del mese e chi no; chi ha un ruolo perché gli è stato assegnato e chi se lo è dato da se stesso. Ma non solo, si oscillava anche tra chi considerava le fotografie come legante sufficiente e chi pur accettando la pluralità dell'accezione arrivava a sostenere che la fotografia come ambito non esistesse, che tutto si risolve all'interno dell'arte contemporanea. Anche perché la professione è morta, l'amatorialismo non è pervenuto e comunque ormai tutto è interdisciplinare, mescolato, ibrido, e chi più mischia meglio è.

Insomma abbiamo archivi pieni di robe morte, chiamate fotografie, si prendono ancora miliardi di robe inutili, chiamate con lo stesso nome per una inspiegabile sindrome di massa, e in futuro, che già è presente ai più sofisticati osservatori dei fenomeni, non si prenderanno più fotografie, ma si realizzeranno finalmente cose visive, icone parlanti o altre diavolerie fatte di nulla mischiato col niente, ma tanto interessanti.

Sapete che c'è? Ho deciso che non me ne importa una cippa di queste persone e di questi discorsi. Se in Italia coloro che in vario modo pacioccano con le fotografie non intendono riconoscersi tra di loro, sono appunto fatti loro. Vorrà dire che esiste un ambito del cinema, uno dell'arte contemporanea e un gommone di migranti chiamati fotografi, fotografanti, critici fotografici, storici di una storia che non c'è, archivisti di beni culturali che non si capisce più che bene portino. Persone allo sbando e sperse tra ambiti altrui che vengono usate come utili lavoranti, meglio se a basso o nullo costo. Tanto tutto è fatto di fotografie e tutti le sanno prendere. Mica stiamo a fare l'ambito degli scriventi italiano? Anche fosse, sarebbe comunque in mortale regresso.

Per quanto riguarda me, continuo da quasi quarant'anni a prendere fotografie, guardo volentieri fotografie, persino quelle degli altri. Leggo libri che me ne parlano o guardo quelli che ne contengono di notevoli, per il mio privatissimo piacere. Vado molto volentieri alle mostre di fotografia d'autore (altra definizione misterica per alcuni). Cerco anche di rendermi utile per promuovere la pratica fotografica, i suoi risultati e persino quello che penso di sapere sulle fotografie. Insomma gli altri facciano un po' come pare a loro, ma l'unica cosa che conta è sempre fare ciò che si sente di voler fare. Lo dico soprattutto ai giovani. Non fatevi fregare dai soloni supponenti che vi spiegano quanto siate inadeguati o peggio desueti. Fate sempre la cosa giusta. Per voi, adesso, subito.