REST QUEST: Vito Bellino.

©2011 Vito Bellino, dalla serie Ling8.

Come si intitola la serie pubblicata su REST e di quante immagini è composta?
La serie si chiama Ling8 ed è composta da una selezione di 16 immagini.

Quali intenzioni ti hanno guidato nell'impostazione della serie?
L'idea è nata durante un congresso di lavoro tenutosi a Torino proprio presso il Lingotto che mi ha "forzato" alla sua frequentazione quotidiana. L'intera struttura, imponente e carica di storia, ha sempre esercitato un certo fascino su di me per cui volevo mettere a fuoco un punto di interesse cercando di coglierne un suo aspetto rappresentativo.
Ho trovato molto interessanti le sue facciate e la serialità delle finestre, ma ancor di più il mondo interno che lasciavano intravedere. Infatti il legame tra l'aspetto architettonico, caratteristico della sua
epoca e della sua storia (la serialità e serio grigiore della catena di montaggio), e gli ambienti interni, attualmente riconvertiti e destinati agli usi più disparati, ben rappresentavano la storia non solo della
fabbrica, ma erano anche sintomatici della trasformazione e riutilizzo dei luoghi.

Quali procedure di ripresa e post produzione hai seguito?
Non avendo a disposizione un obiettivo decentrabile, ho scattato le fotografie dalla strada, cercando di mantenere la fotocamera in bolla orizzontale centrando l'inquadratura sulla finestra che mi interessava. In
post produzione ho agito sulla modifica della prospettiva e su minimi interventi di ombre, contrasto e colore, oltre che una ricomposizione dell'inquadratura per uniformarne il formato.

Qual è in breve la tua storia nel fotografico?
Fotografo per pura passione, per approfondire la conoscenza di aspetti che mi incuriosiscono. Questo implica un certo tempo necessario per entrare in sintonia con il soggetto, cercando di coglierne non solo gli aspetti più evidenti ed estetici. Ho seguito vari workshop, alcuni dei quali fondamentali sia per l'approccio
fotografico sia per la possibilità di conoscere fotografi e docenti bravissimi (Luca Andreoni, Francesco Jodice, Vincenzo Castella, Martin Kollar).
Tra i progetti passati c'è : Un paesaggio sospeso. Borgo Taccone, architettura rurale della riforma fondiaria
In seguito alla vittoria di un concorso dell'Alliance Francaise di Bari sul tema del gioco, ho avuto l'opportunità di esporre le fotografie del progetto Futbol, dove la raffigurazione dei campi e campetti di calcio era un pretesto, un metodo, per rappresentare la città di Bari.
Per la ex Provincia di Bari ho collaborato ad un progetto fotografico sui ponti di pietra di epoca Romana in Puglia.
Nel 2014, insieme a Dalila Ditroilo e Antonio Maria Fantetti, è iniziato un progetto sul fiume Tara in Puglia, costituendo per l'occasione, il COLLETTIVO DAV. Lo sviluppo, durato 2 anni e concretizzatosi nel 2016 con la pubblicazione del libro Tara il fiume dei miracoli, è stata una bellissima esperienza che ha permesso di scoprire l'aspetto paesaggistico e umano che gravita intorno ad un piccolissimo fiume a ridosso dell'acciaieria ILVA di Taranto.

A cosa stai lavorando adesso?
Sono ancora molto impegnato nella diffusione del libro che, essendo autoprodotto,  richiede attenzione, fortunatamente ricompensata da ampie soddisfazioni. Personalmente invece, sto conducendo dei progetti a lungo termine (spero non troppo, tempo permettendo) rispettivamente sulle fortificazioni della Seconda
Guerra Mondiale e sulle infrastrutture idriche della Calabria e sul loro rapporto con l'ambiente.

Vuoi aggiungere ancora qualcosa?
Poter continuare a coltivare e fare fotografia con passione, confronto e condivisione. Ma mi sa che questa è un'altra storia.


REST 10
ANARSON BELLINO EVANS FAVA
GIORDANO MAZZESI MORETTI ZANNI




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