Onestà, fortuna, intelligenza.


L'onestà, qualità morale di cui tanto ci si riempie la bocca oggi, è forse la più grande menzogna mai concepita da mente umana. Dare valore ad un comportamento sincero, leale e trasparente come se fosse la soluzione di ogni problema costituisce un paradossale abbaglio. Si può onestamente non capire nulla di qualcosa, si può anche onestamente ammetterlo, ma non per questo si diventa titolati ad occuparsene. Il principio di competenza rimane ineludibile. La competenza si matura nell'esperienza sorretta dall'intelligenza, dalla capacità cioè di apprendere. Dote innata, migliorabile con l'istruzione, ma non elargibile a piacere a chicchessia. L'onestà si può insegnare, anche imporre, l'intelligenza no.

Napoleone individuava una terza componente indispensabile: la fortuna. Ad un generale intelligente ne preferiva uno fortunato. La fortuna però non si possiede, ma ci possiede e a divorziare da noi è sempre essa, in genere quando meno te lo aspetti. L'intelligenza pone parziale rimedio anche a questo. Ti aiuta a capire quando sta per cambiare il vento e ti consente di diminuire il danno invece di esserne travolto.

In sostanza, l'intelligenza precede l'onestà e la fortuna perché non può essere imposta e nemmeno può essere perduta all'improvviso. Fa parte di noi, nella misura in cui ci è stata consegnata durante la procreazione e l'abbiamo aiutata a svilupparsi, proteggendola dalle insidie sociali e morali da cui è sempre perseguitata. Imparare quale sia la nostra intelligenza è però fondamentale per non pretendere troppo, per non esporsi ad avventure che la superino voltandola nel suo opposto: la stupidità. Sfidare la propria intelligenza è il modo per capirlo. Accettarne i limiti è per questo la sua massima manifestazione.

L'intelligenza è la vera insostituibile risorsa di cui si ha necessità ormai in ogni luogo e attività. Scarseggia, più dell'acqua nel deserto. La poca che circola, e in modo diseguale, viene dispersa. Troppe volte per l'ostile contrasto portato dall'onestà degli incompetenti, altre per la fortuna troppo avversa.

Ridare il primato all'intelligenza, imparare a riconoscerla ed apprezzarla a cominciare da noi stessi, questo serve quasi più dell'aria che respiriamo L'alleanza delle intelligenze può far crescere l'intelligenza collettiva. Può arginare il successo di quegli onesti che lo sono solo per i limiti della loro stupidità. Può anche disvelare le ipocrisie degli intelligenti volti al male del prossimo per il bene loro.

Lo so, già scrivere queste cose non è poi così intelligente. So di non esserlo quanto vorrei, ma so anche che senza almeno un poco di intelligenza non c'è sopravvivenza, per quanto si possa essere onesti e fortunati.  Quindi  me lo scrivo qui, a mia futura memoria.