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Visualizzazione dei post da Marzo, 2016

La ragazza afgana dagli occhi chiari.

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Oggi, 31 marzo 2016 (non 1° aprile, che avrebbe pure avuto un suo senso), si inaugura alla Reggia di Venaria Reale la mostra personale del fotografo Steve McCurry. Una mostra evento.

Finalmente McCurry arriva in una sede piemontese prestigiosa, e quanto mai appropriata, a presentare per l'ennesima volta il suo pluridecennale e straordinario lavoro.

Non mancherà la famosa Venere di Milo, pardon volevo dire la Monna Lisa, azz, scusatemi  la ragazza dall'orecchino di perla... uffa, abbiate pazienza, la ragazza afgana dagli occhi chiari.

Non aggiungo altro.

Cravero in Uganda.

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Fino al 2 aprile prossimo è visitabile a Torino da Riccardo Costantini Contemporaryuna mostra personale di Claudio Cravero. Sono immagini fotografiche riprese in Uganda, durante la sua partecipazione ad una missione umanitaria dell'associazione Cute Project Onlus e finalizzate a sostenerne la causa.


Volti africani, scene di vita. L'iconografia è rischiosa, consumata da decenni di ripetizioni sul tema. Cravero ne esce bene perché rifiuta sia il semplice approccio documentario, sia la celebrazione ideologica dell'umanitarismo occidentale. Si sente un ossimorico "distacco partecipato" e non è poca cosa, anzi.






L'autore è chi mostra.

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L'atto fotografico si conclude nel suo stesso farsi, ma lascia traccia durevole in un'immagine.  Da qui si può partire per recuperare il senso di un'azione complessa nei risultati quanto è invece semplicissima ormai come gesto.

La complicazione è nell'immagine che rimane. Certamente origina da un atto il più delle volte volontario, ma potrebbe anche originare da un azionamento inconsapevole ovvero programmato e quindi non direttamente prescelto all'istante da un umano.

Un'immagine del genere possiede una natura ambigua, diversa da quella di qualsiasi immagine tradizionale, cioè ottenuta direttamente dal corpo umano per tramite di strumenti in grado di lasciare segni, colori e forme su delle superfici. L'immagine fotografica "avviene" per una combinazione tecnica e fisica all'interno di un congegno già predisposto dal costruttore per fornire solo certi visivi e non altri, ma tutti obbedienti alle leggi dell'ottica. Certo l'umano può me…

Tutte le cose sono fotografabili.

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Questo post è per l'amico Daniele di Poliradio. Lui "parla e suona" fotografie alla radio. Le parla e le suona con le voci di chi le fa e di chi le guarda. Stavolta mi chiede di parlargli di qualcosa che non esiste: la Street Photography. Lo faccio volentieri perché proprio l'altro giorno ne ho parlato con Garry Winogrand in un seminario. Lui è tornato un momento con noi per dirci che son tutte balle quelle che han scritto su di lui dagli anni Novanta in poi.

Quando scendeva per le strade di New York negli anni Sessanta a fotografare le donne che gli piacevano, i tipi da film che circolavano, gli anonimi e i famosi, le scimmie, i neri, le foche, le auto decapottabili, i tizi dei circhi, i tizi della politica, le vetrine dei negozi, e qualsiasi altro fenomeno che accendesse la compulsione ossessiva di cui era portatore sano, a tutto pensava, meno che all'idea bislacca di star facendo lo street photographer.

 Faceva il photographer, e che photographer, mica come i…

L'illusione di una descrizione letterale.

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"Una fotografia è l'illusione di una descrizione letterale di come una macchina fotografica vede un pezzetto di tempo e spazio. Capito questo, si può postulare il seguente teorema:

Tutte le cose sono fotografabili.
Una fotografia può solo essere simile a come la macchina fotografica ha visto ciò che ha fotografato.
Ovvero, come la macchina fotografica ha visto quel pezzetto di tempo e spazio è responsabile dell'aspetto della fotografia.
Quindi, una fotografia può avere qualunque aspetto. Ovvero, non c'è nessun aspetto che la fotografia debba per forza avere (al di là di essere un'illusione di una descrizione letterale). Ovvero, non ci sono regole esterne o astratte o preconcette della forma che si possono applicare alla fotografia."

Garry Winogrand





Testo tratto da:

Quaderni di cultura fotografica 3
DOCUMENTI E FINZIONI
Le Mostre americane negli anni Sessanta e Settanta
Istituzioni e curatori protagonisti tra East e West Coast

A cura di Maria Antonella Pelizzari


E il cielo è sempre meno Blu.

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La notizia è che a Bologna l'artista di strada che si fa chiamare Blu ha coperto l'altro giorno con vernice grigia le sue opere murali. Lo ha fatto perché alcune di esse sono state "strappate" per poter essere inserite in una grande mostra sulla Street Art che si terrà a Palazzo Pepoli senza il suo consenso, e, mi pare di aver capito senza nemmeno avvisarlo, pur avendo messo il suo nome nel cartellone tra gli artisti espositori.

Il patron dell'iniziativa è Fabio Alberto Roversi Monaco (classe 1938), Magnifico rettore dell'Università bolognese dal 1985 al 2000 e presidente della Banca IMI dal 2013. Curatori della mostra sono Christian Omodeo, residente a Parigi dal 2004 e fondatore del sito Le Grand Jeu, osservatorio di pratiche ludiche contemporanee, e Luca Ciancabilla (classe 1974) il cui percorso è di tipo accademico universitario.

Questi i fatti e i protagonisti in estrema sintesi.

Apparentemente siamo di fronte ad una diatriba tutta interna al mondo del…

Meglio che non accada mai.

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Stasera al castello di Masnago (Varese) si inaugura la mostra collettiva di arte contemporanea "Catalogo interiore del contemporaneo - il corpo e il luogo" a cura di Daniela Giordi. Tra gli artisti esposti ci sono anch'io, con alcune fotografie della serie OLIMPIA selezionate dalla curatrice.

Sono passati dieci anni dalla prima esposizione della serie, avvenuta a Milano grazie all'associazione Polifemo, in particolare a Leonardo Brogioni che scovò il mio lavoro su Internet e volle vedere di persona le stampe.

Poco dopo la serie venne esposta a Piacenza nell'ambito di Fotosintesi, la manifestazione di fotografia voluta e diretta da Annamaria Belloni e Marco Rigamonti. In quest'ultimo caso, fu la conseguenza del Premio Fotosintesi che Annamaria e Marco mi diedero nel settembre 2005 a Savignano sul Rubicone, in quell'evento che ancora si chiamava "Porfolio in piazza". Nella stessa occasione il lavoro venne visto da Guido Guidi che lo segnalò alla …

Prima o poi.

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Le immagini sono una costruzione mentale degli umani. Abitano i loro corpi e a volte ne escono con innumerevoli manifestazioni fisiche. La novità più importante del fotografico sta proprio in questo fondamentale aspetto: sono immagini che non escono da un corpo umano. Un oggetto costruito da umani per produrle automaticamente, secondo leggi fisiche ben precise e ripetibili, è l'agente della loro nascita al mondo.

Questa alterità pone il problema dell'autore.

Nell'immagine tradizionale qualsiasi sgorbio di bambino suscita l'ammirazione familiare perché si è consapevoli che proprio lui lo ha reso visibile, con le sue manine e il suo impegno psicofisico, usando in ogni modo le superfici e gli strumenti disponibili, anche in modi non convenzionali e perseguibili dai regolamenti di convivenza stabiliti dai genitori.

Dando invece ad un bambino una fotocamera dove debba solo premere il famoso pulsante, ecco che tutto si concentra in un'attività performativa dove il corpo…

Niente che volessi far vedere.

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Giusto pochi giorni fa mi è capitato di prendere una fotografia che riassume bene ai miei occhi il senso profondo dell'interesse che da decenni provo per il fotografico: il gesto di indicare a qualcuno che sta lì con te qualcosa che pensi possa interessargli.

In quel gesto c'è la confidenza, il desiderio di condividere, la necessità di circoscrivere, di descrivere attentamente, anche con le parole, cosa esattamente si desidera che venga meglio osservato.

Nella fotografia che ne resta, le parole sono evaporate, rimetterle per iscritto può essere eccessivo, stonato, perfino distruttivo. Più utile, e secondo me anche corretto, è il trovare un'iconografia, un visivo come spesso scrivo, coerente con le intenzioni descrittive.

Ci vuole precisione, e molta. Per impedire a quelli troppo presi da loro stessi - quelli che quando indichi una ciocca, ci "leggono" una  brocca - di andare molto più lontano delle tue intenzioni, laggiù dove non stavi indicando proprio nulla e …

Cose davvero interessanti.

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Prendere fotografie non ha senso in se stesso. Se ne ottengono immagini che seguono regole imposte da leggi fisiche: ottiche innanzitutto, poi meccaniche, infine chimiche o elettroniche. Sono immagini tecniche prodotte da congegni, che sempre più diverranno veri e propri droni, costruiti e programmati per ottenere la migliore efficienza di risultato nel minor fastidio operativo possibile.

Invece di attardarsi a farle faticosamente assomigliare a immagini umane, quelle da sempre realizzate direttamente dalla mente e dal corpo senza intermediazioni automatiche di apparati vari, conviene occuparsi del senso mancante. Del perché e come servirsene. Qui si possono realizzare cose davvero interessanti.




Tanta osservazione e lunghe camminate.

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"(...) I risultati che ammiro di più in fotografia sono più piccoli, più silenziosi. Molti provengono da fotografi che hanno lavorato con limitate risorse economiche, fotografi che quando produssero il lavoro (...) avevano scarso sostegno dal mercato e pressocché nessun riconoscimento in nessun settore. (...) Sono foto che nascono da tanta osservazione e lunghe camminate."

Jerry L. Thompson, A che serve la fotografia.