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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2015

Una vetrina per due.

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Il 23 gennaio scorso si è aperta nello spazio torinese della HulaHoop Art Gallery la prima mostra della rassegna Artisti in vetrina a cura di Edoardo Di Mauro e Rosaria Guadiano. L'iniziativa segue una formula originale che prevede doppie personali durante le quali gli artisti svolgono delle attività e interagiscono con il pubblico negli orari di apertura.

I primi ad esporre sono Michela Ghio, che tra l'altro fa parte del gruppo di Facebook We Do The Rest, e Angelo Barile.


Michela Ghio presenta una selezione di piccole stampe fotografiche, a gruppi di quattro, tratte dalla sua serie dedicata all'autoritratto ironico. Un lavoro in progress che risulta particolarmente gradevole ed efficace per la notevole capacità di Michela di interpretare personaggi e situazioni a mezza strada tra il Pop, il fumetto e la pubblicità vintage. Le scelte iconografiche sono ben curate, ma sempre condotte con un tono apparentemente leggero, quasi scanzonato. Da segnalare l'uso della fotoca…

Le scimmie non fanno una brutta vita.

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"Chi cerca quello che non deve, trova quello che non vuole". La nostra proverbiale saggezza popolare sancisce da sempre questa banale regola di sopravvivenza. Lo sappiamo tutti, siamo adulti e vaccinati. Ai bambini lo si deve però insegnare e, in famiglia o a scuola, la lezione arriva presto, tra le prime della vita. Articolo uno della convivenza italica: "Fatti i fatti (cazzi) tuoi".

Non mi stupisce quindi che molti compatrioti reagiscano con violente dichiarazioni di dissenso, quando non con veri e propri insulti personali, a vicende come quella recente delle due nostre giovani concittadine rapite in Siria e, per loro fortuna, ritornate sane e salve. Esse non sono state educate a modino ed hanno infranto bellamente il primo articolo della vera Costituzione nazionale, quella non scritta sulla carta, ma nella mente di tutti noi.

Superato lo sdegno per una simile offesa al buon senso comune, prima di archiviare il caso e passare ad altro, nel vuoto siderale di un&#…

L'Europa delle armi.

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Paolo Verzone. Una persona che per me non è uno qualsiasi. Ci conosciamo da non troppi anni, ma è proprio l'amico d'infanzia che avrei voluto avere. Ce l'ho adesso e, siccome penso di essere rimasto un po' bambino, me lo godo lo stesso, quando si può. Sì, perché lui vive a Parigi. Anzi in Europa. Una propaggine occidentale insignificante dell'intero continente euroasiatico. Eppure in così poco spazio quante storie son venute fuori nelle generazioni. Lo sanno nel mondo intero perché gli europei sono andati dappertutto e quasi mai in pace.

La guerra per L'Europa è sempre stata una necessità, un modo di vivere, un mestiere, come bene ci raccontò Ermanno Olmi al cinema, e persino un'arte. La guerra, cioè il proseguimento della politica con i metodi coercitivi della violenza fisica organizzata, probabilmente ha radici profonde nel genere umano. Forse è parte stessa della natura umana. In ogni caso, non basta mai abbandonarsi a gesti impulsivi. Tutto va preparato…

Il problema del genere nelle arti visive.

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Proprio in questi giorni nel gruppo di Facebook We Do The Rest si è animato un vivace dibattito sull'esistenza o meno di un genere fotografico chiamato Street Photography. La mia posizione è la medesima da sempre: la Street Photography non esiste. Non tedio i miei manzoniani venticinque lettori con una tirata propagandistica a mio favore, ma ne approfitto invece per allargare il tema al problema del "genere" nelle arti visive.

L'idea di poter classificare l'arte visiva, mutuando il metodo dalle scienze naturali è molto antica. Il metodo in se stesso è anche utile. Serve a ridurre la complessità e vastità della produzione visiva a insiemi più maneggevoli per lo studio. Gli scienziati naturalisti sanno però bene che le classificazioni rimangono provvisorie e soggette alla continua verifica e critica di ogni altro studioso che porti nuove osservazioni ed esperimenti a favore di classificazioni diverse.

Spostando questo approccio dalle scienze alle arti visive, per…

Ce n'est qu'un début...

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Non penso che la strage al Charlie Hebdo sia un caso isolato. Potrebbero essere isolati gli assassini, forse dei fiori marci di banlieue ghettizzate e fuori controllo, ma temo che sia in atto un cambiamento culturale molto pericoloso. Non a caso ad essere colpiti non sono uomini della politica, delle istituzioni pubbliche, giornalisti d'inchiesta  o militari, ma dei disegnatori satirici. La satira è una componente essenziale della libertà d'opinione e quindi del diritto individuale ad esprimere il pensiero critico, anche quando questo sia particolarmente offensivo verso qualcuno.

Ci sono voluti secoli di lotte per rivendicare prima, e ottenere poi, di poter esercitare questo diritto fondamentale senza doverne subire personalmente delle conseguenze mortali. Poteri religiosi, temporali, economici, malavitosi hanno compiuto crimini efferati prima di doversi arrendere all'evidenza che la persona puoi pure ucciderla, ma le sue idee non muoiono con lei.

Ora però l'orologio…