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Visualizzazione dei post da Settembre, 2013

L'anomalia del fotografico.

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Vado al cinema fin dalla più tenera infanzia. Dal 1975 rinnovo, quasi senza soluzione di continuità, la tessera AIACE ed ho visto centinaia e centinaia di film, in prevalenza d'autore. Amo il cinema. Eppure non ho mai nemmeno pensato di girare un metro di pellicola. Di fare un mio film.

Entro ed esco dalle gallerie d'arte, dai musei, dalle collezioni; acquisto libri d'arte e monografie dei pittori che prediligo. Amo la pittura. Mai pensato però di fare un quadro nemmeno quando ero al Liceo artistico e men che meno all'Accademia Albertina.

Leggo romanzi da sempre, fin da quelli "per ragazzi" che divoravo ancora bambino, mai pensato di scriverne uno mio.

Sono solo tre esempi personali di come esista comunemente un interesse per un'attività espressiva slegato dal desiderio di praticarla in prima persona. Esistono mercati, anche molto grandi, fatti dalle persone che amano "nutrirsi" di qualche forma d'arte senza per questo mai immaginare di di…

Europa, forse.

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Sta per diventare un libro per i tipi dell'editore Postcart di Roma il progetto fotografico Almost Europe di Luca Nizzoli Toetti. La prevendita sta volgendo al termine (30 settembre prossimo) e questo articolo vuole anche dare ai miei lettori l'opportunità di cogliere in extremis i vantaggi del preacquisto.

Non è mia abitudine promuovere fotolibri, bensì semmai recensirli, ma nel caso specifico la regola merita un grande strappo perché Nizzoli Toetti si è imbarcato in un'impresa complessa e molto ambiziosa.



Sulla falsariga dell'epocale The Americans di Robert Frank, e proseguendo nella tradizione, che riconosco anche come mia, delle flâneries evocate da Baudelaire, l'autore percorre dall'esterno quella che viene chiamata la Linea Blu  nella Comunità Europea: il confine verso oriente, un tempo invalicabile. Si muove da Kaliningrad in Russia fino a Istanbul in Turchia.  Anni addietro io stesso pensai a qualcosa di simile, muovendo all'interno dei paesi di nu…

I bambini di Lewis Hine.

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Sabato 5 ottobre prossimo, a Chivasso, nella sede di Palazzo Einaudi, sarà inaugurata la mostra: Infanzia Rubata. Lewis Hine, leimmagini che turbarono l’America. La mostra è stata fortemente voluta e autoprodotta da Rodolfo Suppo, titolare dello studio Fuocofisso di Torino, coadiuvato da Carmen Di Vuolo, progettista del catalogo.

Le fotografie si riferiscono all’arco di tempo compreso tra il 1908 e il 1918, quando, su incarico del National Child Labor Committee di New York, Hine percorre in lungo e in largo ventotto Stati americani per testimoniare e denunciare davanti all’opinione pubblica del suo Paese la drammatica condizione del lavoro minorile nelle fabbriche, nelle città, nelle campagne, nei porti, nelle miniere e nelle abitazioni domestiche.

In questi ultimi anni l’attenzione verso questo grande autore americano, ingiustamente relegato nell’oblio fino alla soglia degli anni ‘80 del Novecento, è cresciuta in maniera continua. Parigi, New York, Rotterdam, Milano, Madrid, Win…

CONFINI 11, la rassegna ha inizio.

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CONFINI 11
La rassegna italiana
di fotografia contemporanea

Roma, Gorla Maggiore, Milano, Genova,  Torino,
Trieste, Venezia-Mestre, Pistoia.

"La disponibilità di nuovi strumenti, la seduzione del post-moderno e la molteplicità dei media che caratterizzano la nostra epoca hanno allargato la visione di molti fotografi e stiamo assistendo al definitivo abbattimento dei confini tra la fotografia e le altre forme d'arte.  Confini è la rassegna delle contaminazioni tecniche e linguistiche".  Con queste parole venivano tracciate nel 2001 le linee guida di un progetto che si conferma come un momento di verifica e di incontro con gli autori che utilizzano la fotografia in modo creativo al di fuori dalle convenzioni.

La rassegna Confini é ormai giunta alla sua undicesima  edizione e si è imposta come  principale appuntamento annuale in Italia per presentare nuovi artisti fra quanti propongono un modo alternativo di immaginare la fotografia; autori che, forti di un prop…

Noi facciamo il resto.

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Bazzico su Facebook già da qualche anno. Tra i tanti difetti di questo social network, esistono però anche alcuni pregi che me lo rendono necessario.

Uno dei più importanti è che ho potuto entrare in contatto con persone davvero speciali, che altrimenti difficilmente avrei conosciuto, e con le quali condivido lo stesso interesse per il fotografico e dintorni.

Il problema è però che nel fluire torrenziale e incessante della timeline si rischia di perdersi molto di quanto viene postato; lo stesso scambio di commenti resta poi molto frammentario. Per dare spazio allo scambio di informazioni e alla conoscenza reciproca ho pensato giusto ieri di avviare un nuovo gruppo di discussione. Il luogo è chiuso alla visibilità esterna, per dare modo a chi ne fa parte di intervenire nella massima libertà di espressione, ma resta aperto alle domande di iscrizione di chi ritenesse di potervi contribuire utilmente. Richiamandomi ad un post recentemente pubblicato su questo blog, ho pensato di intitola…

Veloce, lento o di qualità?

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Intervengo con piacere in un discorso aperto da Sandro Bini sul suo blog Binitudini e proseguito da Rosa Maria Puglisi su Lo specchio incerto. Ad essi rimando direttamente chi desiderasse seguire dall'inizio i ragionamenti messi in campo.

In estrema sintesi, il tema è quello dei cambiamenti, direi antropologici, che stanno avvenendo nel mondo fotografico per l'avvento delle tecnologie smart di produzione e condivisione delle immagini.

La contrapposizione messa in evidenza da Sandro è quella tra la fotografia fatta con il cellulare, diffusa quasi all'istante in rete, ela  tradizionale fotografia lenta che prevede la ripresa (magari su pellicola), lo sviluppo (o la postproduzione), la selezione delle immagini e alla fine la presentazione al pubblico: di amici e parenti, come nelle fantozziane serate di proiezione delle diapositive d'antan, o anche ai visitatori di mostre e ai lettori di edizioni cartacee, nel caso di lavori professionali, d'arte o di "amatorial…

Kabir Nouvelle Vague

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2007-2013 (trittico)
Una fabbrica abbandonata di Torino diventata abitazione precaria di vite difficili. Qualcosa però è accaduto. Restano, tra il disordine dell'abbandono, due fotoritratti. Due persone giovani, una donna e un uomo, magrebini penso. Due fotolaboratori diversi li hanno realizzati: Kabir e Nouvelle Vague. Altro non so. Forse potrei telefonare, i numeri sui cartoncini ci sono. Ma quello che mi interessa sapere è già qui, davanti a me.




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