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Visualizzazione dei post da Settembre, 2012

La zia di Perpignan

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"Si è concluso anche quest’anno il Festival di Perpignan. Ci siamo andati anche quest’anno, con la stessa voglia che abbiamo quando facciamo alla zia gli auguri di Natale. Però alla zia si vuol bene."

Inizia così l'articolo di Renata Ferri pubblicato oggi su Il Post e intitolato: "Festival del fotogiornalismo: un bilancio amaro" che suggerisco vivamente di leggere.

Conosco Renata e ne apprezzo molto la competenza, anche perché è inseparabilmente legata alla notevole carica umana ed etica che mette in tutto ciò che dice e fa. Per questo motivo, non dubito del ritratto deprimente che ci propone sulla manifestazione, ma più ancora sulla qualità in generale dei progetti partecipanti (ovviamente, con delle eccezioni che segnala in una sua personale galleria).

Pare proprio che il mondo del fotoreportage sia messo male, ridotto com'è a produrre in gran parte lavori stereotipati e ripetitivi che si affidano all'eccessivo trattamento digitale della traccia ot…

Pesaresi 2012: Viaggio dentro un monitor

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Mi giunge notizia che Giorgio Di Noto (classe 1990) ha vinto l'edizione 2012 del Premio Pesaresi al SI Fest di Savignano sul Rubicone con il progetto The Arab Revolt.

Scorrendo le immagini in bianco e nero inserite sul blog dell'evento l'occhio cade subito sull'inconfondibile "bordo Polaroid" e mi trovo a pensare alla bizzarria modaiola e snob di fare un fotoreportage con quel materiale lì, oggi esistente solo come noiosa cornicetta virtuale o "impossibile" replica instabile (The Impossible Project, appunto), ma vabbè, proseguo...

Le motivazioni del premio conferito da una giuria presieduta da Denis Curti, direttore della sede milanese dell'Agenzia Contrasto, sono le seguenti:

Per la sua intrinseca capacità di restituire il senso di contemporaneità della fotografia. Per l’ottima capacità di edizione e selezione, per l’omogeneità e la coerenza del progetto. Per aver utilizzato il linguaggio fotografico al meglio delle potenzialità tecnologiche od…

Le fotografie sarebbero mute

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(...) ne approfitto per visitare alcune mostre, in particolare quella su una serie di fotografie apparse sulla stampa mondiale nel corso del 2007.

Molte di queste fotografie sono belle, alcune commoventi; ma se ci dicono tutte qualcosa non è forse perché abbiamo già sentito parlare di ciò che ci fanno vedere? Cosa ci mostrano in realtà? Un soldato americano stremato che si asciuga la fronte in Afghanistan, un combattente del PKK che avanza con circospezione nella foresta a nord dell'Iraq, una folla rabbiosa in Kenya, Putin, all'epoca presidente della Russia, con la sua maschera impassibile e il suo sguardo freddo... Non ci insegnano niente: illustrano, ma solo ciò che sappiamo già, ribadiscono.

La didascalia che compare sotto ognuna di loro ci comunica un'informazione che abbiamo già in mente e, se non ci fosse, le fotografie sarebbero mute.

Marc Augè
da Carnet de route e de déroutes (Per strada e fuori rotta), 2010.

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Il Manifesto dei ComunAndi

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Dopo aver mandato una mia fotografia per il previsto slide-show, non potei poi partecipare alla giornata dedicata ad Ando Gilardi del 22 luglio scorso, organizzata a Ponzone  (AL). Mi dicono che l'evento fu un successo e non ne dubitavo, visto l'entusiasmo che sapevo vi stava mettendo un mio amico di quelle parti: Andrea Repetto. Ora ricevo da lui, e sottoscrivo con vero piacere, il Manifesto in dodici punti che venne riproposto per l'occasione.

I ComunAndi

 1) Sono lavoratori e studenti: senza distinzioni di genere e di credo.

 2)  Usano la luce come materia prima, ma non sono solo fotografi.

 3) Schiacciano il bottone, ma fanno anche il resto.

 4) Conoscono molto bene la storia dell'evoluzione dei procedimenti per fabbricare immagini, dalla Preistoria a oggi... e oltre.

 5) Distinguono l'immagine unica da quella multipla.

 6) Usano le istantanee come nodi al fazzoletto estremamente utili, ma prendono anche appunti scritti.

 7) Sono artisti, ma solo quando hanno v…

I ponti di Gerry

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All'inizio fu Gerry Di Fonzo.
Domenica 8 settembre 2012, dal mattino al tardo pomeriggio, su tutti e dieci i ponti che attraversano il Po tra Moncalieri e San Mauro Torinese, incluse le passelle pedonali, appaiono dei cavalletti con diverse fotografie in bianco e nero di formato panoramico. Sulle fotografie si vedono i ponti stessi, ripresi da Gerry. Le postazioni sono all'inizio di ogni ponte, ma essendo otto i possibili "inizi" (quattro a livello stradale e quattro a livello del fiume) la visita di questa mostra sui generis (un flash-show potremmo dire) diventa una sorta di caccia al tesoro (dove saranno stavolta le foto?).

Il senso dell'operazione è nel titolo "Un'altra via è possibile". Ponti quindi intesi come possibilità, e speranza, di collegamento, come volontà di superamento delle divisioni. Uno dei rari manufatti umani concepito anche per dare una chance alla pace.

Non li ho visti tutti, ma sei su dieci sì. Così ho voluto a mia volta inter…

CONTEMPORARY PHOTOBOX

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La BAM Biennale d’Arte Moderna e Contemporanea del Piemonte ha una precisa finalità, in decisa controtendenza rispetto alla “biennalite” caratterizzante la scena artistica contemporanea nell’era della globalizzazione. Il nostro obiettivo è quello di valorizzare l’arte e la creatività piemontese, dal secondo dopoguerra ad oggi, secondo un percorso che, ad ogni scadenza, si indirizza verso aree diverse di analisi storica e contenutistica.

La quinta edizione della BAM, dal titolo BAM Piemonte Project 5 - Contemporary Photobox si svolge a Chieri, in una sede importante ed originale anche da un punto di visto architettonico e della salvaguardia della cultura del territorio come l’Imbiancheria del Vajro. Il nostro obiettivo si sposta a cogliere l’evoluzione di una linea stilistica legata all’uso delle tecnologie, quindi fotografia, video ed immagine digitale, con l’invito esteso a molti dei più significativi autori del panorama piemontese attivi negli ultimi trent’anni

(...) dagli anni Ot…

Lungo questo sentiero

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Bene, come cantavano i Righeira, "l'estate sta finendo" e con essa il  periodo dell'anno nel quale mi dedico con maggiore continuità ed intensità al ripensarmi. Il prossimo ottobre ricomincio a insegnare. Odore di matite temperate nell'aria. Ricordi infantili. Il giorno di San Remigio, tra un mese esatto, mi vide scolaro e poi studente. Tutto cambia, ma ottobre resta per me il mese nel quale un ciclo si riapre, più ancora del passaggio di fine d'anno.

Anche quest'estate quindi mi sono posto il problema di cosa avrei insegnato dal prossimo autunno. L'ambito didattico resta sempre quello fotografico, ma questo settore vive un'evoluzione sempre più rapida e nascono ormai ogni mese nuove offerte formative di ogni genere e livello, anche di quelli più deprimenti purtroppo. Io stesso mi evolvo e conquisto nuove consapevolezze o almeno così penso. Ecco una prima cosa che posso continuare ad insegnare, o almeno provarci: il dubitare. Un dubitare operativ…