Diogene Project


©2011 Fulvio Bortolozzo - dalla serie Appunti per gli occhi.
Grazie ai miei compagni nel viaggio di ieri sera sul tram di Diogene. È stato davvero un bel momento, ricco di scambi d'idee e suggestioni.

Miracolo a Milano


Non ho parole per esprimere la gioia e la speranza.
Posso solo riprendere un grande film di De Sica, con l'auspicio che il volo appena iniziato porti Milano, e l'Italia, verso un futuro migliore per tutti, nessuno escluso.

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Street Light

©2011 Fulvio Bortolozzo - dalla serie Appunti per gli occhi.
Ci fu una festa davanti a un palazzo,
c'eran bambini, nonni e un signore un po' pazzo.
Un lampione dall'alto guardava,
sorrideva ma non partecipava.
Dal cielo azzurro come un mantello
la nube bianca venne a far da cappello.
I bimbi guardarono in alto divertiti
e gridarono in coro tutti uniti:
"Un lampione di zucchero filato!"
S'arrampicarono e fu mangiato.

Guido Castiglia

(scritto per questa fotografia il 28 maggio 2011)

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Ciau Milàn!

©2011 Fulvio Bortolozzo - serie Scene di passaggio (Soap Opera).
La Milano che conosco io è fatta di gente che per guadagnarsi da vivere pensa che si debba lavorare. Per diventare milanese devi lavorare. Ma non basta, devi produrre qualcosa che sia utile, che costi il giusto e che possa quindi essere un buon affare per chi lo compera, non importa se è un umile servizio alla persona, un'offerta di lavoro dipendente o una grande idea imprenditoriale. E non importa nemmeno se parli con accento pugliese, veneto o di altre lingue o quale dio preghi quando ne senti il bisogno. La cittadinanza si ottiene così nella Milano che conosco io. Sembra arido, ma invece è civile.

Giuliano Pisapia viene da quella Milano lì, dove le persone si valutano per come lavorano, perché vivere e lavorare sono la stessa cosa, e non per quale origine, religione o accento hanno. Spero vivamente di tornare presto in quella Milano del mio cuore, perché mi manca tanto.

Ciau Milàn!

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Un progetto interminabile

©2011 Fulvio Bortolozzo - serie Scene di passaggio (Soap Opera).
PROGETTO DIOGENE
Terreno di confronto / Collecting People


L'OPERA APERTA COME ANTI-PROGETTO
OVVERO UN PROGETTO INTERMINABILE

Incontro con Fulvio Bortolozzo sul tram Diogene,
rotatoria tra corso Regio Parco e corso Verona, Torino.

Lunedì 30 maggio 2011 ore 21.00
Nel 2003, l'autore dà l'avvio ad una serie fotografica composta come pura sequenza cronologica di luoghi attraversati da una Soap Opera nella quale riveste il ruolo di protagonista: la sua vita. Tra le regole per questa performance, c'è l'adesione alla scelta di realizzare un'immagine fotografica quando si incontra casualmente un punto di tensione, un contatto ineludibile, tra il luogo che viene attraversato e il sentirlo riecheggiare nella mente. L'idea che sorregge l'opera è che questo sia un modo concreto di rinunciare a voler dire qualcosa di preciso a tutti i costi, di voluto e consapevole, per poter dare finalmente dello spazio interiore ad una forma di conoscenza nuova, imprevista.
Il concetto liberato dal suo peso espositivo tenta così di raggiungere il punto focale della rappresentazione in bilico tra memoria e invenzione, tra spunto impressionistico e ferma restituzione geografica. Può il soggetto perdere la propria importanza per riacquistare valore in un'ottica eterna? Il valore destinato al rappresentato deriva da una comunicazione imprigionata o dal suo semplice riflesso intellettuale?


Collecting People nasce come occasione per condividere, nello spazio del tram, una raccolta di riflessioni, pensieri ed intuizioni, di artisti, critici e teorici e della scena culturale contemporanea.
Questo ciclo di incontri informali è concepito come strumento di conoscenza e di approfondimento e si sviluppa attraverso un movimento spontaneo di scambio reciproco di esperienze.
La selezione degli ospiti invitati segue criteri dettati dalla curiosità di approfondire alcuni aspetti legati, in modo più o meno evidente, alla ricerca artistica contemporanea, con l’intento di dare vita ad un dibattito culturale transdisciplinare e far nascere proficue collaborazioni.
Progetto Diogene è realizzato grazie al contributo della Compagnia di San Paolo, della Regione Piemonte e di Arte Giovane, con il Patrocinio della Città di Torino, del GAI - Associazione Circuito Giovani Artisti Italiani e la collaborazione di: GTT Gruppo Torinese Trasporti, Heliant, Neube Architettura, e/static, Fondazione Spinola Banna per l'Arte.

Cliccare qui per scaricare il PDF integrale del comunicato stampa

 
www.progettodiogene.eu
Ufficio stampa
Paola Varallo
paolavarallo@yahoo.it
tel. +39.347.0883394

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Di Malick in peggio

©2011 Fulvio Bortolozzo - serie Scene di passaggio (Soap Opera).
Ieri sera ho visto The Tree of Life di Terrence Malick. La mia unica esperienza precedente con questo autore fu il film La sottile linea rossa (1998). Più di allora, mi sono ritrovato decisamente spiazzato dalla deriva visionaria di Malick, ormai senza più alcun argine narrativo in grado di contenerla. Non sto a ripetere la trama del film, peraltro piuttosto intricata, ma mi limiterò a sottolineare alcuni punti che ritengo decisivi nel farmi considerare non riuscita quest'ultima, pur visivamente seducente, Palma d'Oro di Cannes. A mio avviso difatti, se paragonato agli unici esempi storici che mi paiono possibili — ossia 2001,Odissea nello spazio di Stanley Kubrick (1968) e Koyaanisqatsi di Godfrey Reggio (1982) — Malick non raggiunge l'indispensabile sintesi estetica tra intenzione e realizzazione, come invece fecero gli autori di quei due capolavori assoluti della cinematografia mondiale di tutti i tempi.

Temo che una sua certa ossessione religiosa di matrice protestante (la grazia posta in antitesi alla natura come scelta puramente spirituale), unita alla necessità di descrivere la claustrofobica vita della middle class americana degli anni '50, tutta chiesa e lavoro, abbia impedito a Malick di prendere le distanze dalla sua creatura per osservarla con un salutare distacco laico e critico. Se così avesse fatto ci avrebbe anche risparmiato una pseudogenesi del mondo ridicolmente disneyana — mi riferisco al pezzo stravinskiano dell'ambizioso, e anch'esso non risolto, Fantasia di Walt Disney (1940) —, con tanto di dinosauri che sembrano usciti di peso dallo spielberghiano Jurassic Park (1993). Senza dimenticare poi le penose fiammelline che aprono e chiudono il film con richiami tra il biblico e l'iconoclasta.

Va in ogni caso riconosciuto che emergono qui e là nello svolgersi dei 138 minuti di proiezione anche prove di grande cinema. Mi riferisco per esempio alla capacità davvero rara di mettere in scena la crisi adolescenziale del fratellino maggiore (Hunter McCracken), il personaggio più convincente del film. Una descrizione a tutto tondo che supera di gran lunga le parti affidate ai pur bravi attori nel ruolo dei genitori: un sempre godibile Brad Pitt, irrigidito purtroppo dalla sceneggiatura nell'ennesima caricatura dell'ottuso e frustrato cittadino medio americano, e una piacevole Jessica Chastain chiamata a rappresentare una "grazia" continuamente offesa dalla cieca "natura" del marito, ma relegata in troppe scene mute attraversate da un fastidioso onirismo in stile Mulino Bianco. A Sean Penn, viene invece affidata la parte del fratello maggiore ormai adulto, che viene assolta con tanti sguardi pensosi e molto vagare in luoghi urbani di vetro e acciaio, su e giù per ascensori panoramici, oltre che con camminate in mezzo a deserti rocciosi e spiagge affollate di "anime in pena" a passeggio. Un poco richiamando qui un certo stile inconsistente alla Lelouch, per intenderci.

In conclusione, chi decidesse di arrischiarsi a vedere il film, potrà, a mio parere, uscirne con maggiori o minori soddisfazioni, ma dubito fortemente che avrà il desiderio di rivederlo o di inserirlo tra i migliori film che abbia mai visto.

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L'attesa dell'inatteso

©2011 Fulvio Bortolozzo - dalla serie Appunti per gli occhi.

Una vita arrangiata in tal modo — che fa pensare a quel giardiniere giapponese che ogni mattina dispone diversamente le pietre e la sabbia del suo giardino — potrebbe allora produrre, con un "nonnulla", l'inatteso quasi impercettibile che annuncia una nuova giornata.
Così, attraverso una riduzione del tempo – non conservando che l'effimero — attraverso una riduzione dello spazio — non accordando importanza che ai frammenti — ci avvicineremmo a poco a poco all'essenziale, restando completamente nell'ordine materiale. Costruire sulla sabbia non è forse coltivare l'attesa dell'inatteso?

Algirdas Julien Greimas, Dell'imperfezione.

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I Miss You

©2011 Fulvio Bortolozzo - dalla serie Appunti per gli occhi.

La voce di Franco


In via Peyron a Torino c'è una galleria piccola piccola nella quale ho visto alcune recenti grandi opere di Franco Borrelli. All'origine di questo suo lavoro ci sono fotografie riprese in varie parti del mondo, ma trasformate in una visione del tutto interiore dalla intensa postproduzione a cui le sottopone l'artista. L'effetto d'insieme si distacca però dalla perversa moda attuale che impone lo stravolgimento a colpi di Photoshop delle tracce ottiche, allo scopo di rendere "interessanti" immagini altrimenti di una banalità sconcertante. La sintesi trovata da Borrelli è infatti davvero convincente. Sono luoghi della mente, senza alcuna pretesa che debbano esistere, anche se niente di ciò che si vede è inventato di sana pianta. L'ambiguità tra verosimile e inverosimile è condotta in punta di elaborazione nella terra di nessuno della narrazione bastante a se stessa. Nulla da dimostrare, nulla da comunicare, solo la fisica, e al contempo inattesa, presenza di un altro modo di pensare e immaginare. Di seguito, qualche appunto, quasi un promemoria per ricordarsi di tornare prima del 18 giugno ad ascoltare cos'altro ha da dirmi la voce di Franco.











FROM INSIDE
Fotografie di Franco Borrelli

19 maggio – 18 giugno 2011

ABF | Scatola Chiara
Piccola galleria per la Fotografia Storica e Contemporanea
Via Amedeo Peyron, 17/E - 10143 Torino
tel. +39 011.1950.7558 cell. +39 333.371.6753 - info@abf-ph.com
visite: dal martedì al sabato 16-19 - (chiuso il 2 giugno) - in altri giorni su prenotazione


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Un successo meritato

L'ultima inagurazione della terza stagione espositiva a ZonaCottini è stata davvero una chiusura in bellezza. I lavori di Virginia Chiodi Latini e Marco Illuminato si sono integrati splendidamente in un allestimento che ne ha esaltato le specificità, ma anche i molti punti di riflessione nascenti dal loro felice accostamento. Il pubblico presente ha confermato la bontà delle scelte curatoriali con ripetuti apprezzamenti e una viva curiosità che ha ripetutamente coinvolto gli artisti con domande e richieste di approfondimento su concetti e tecniche dei loro lavori. Nel ringraziare gli intervenuti, e invitando gli interessati a visitare la mostra entro il prossimo 28 maggio, non resta che dare appuntamento a tutti alla prossima stagione 2011/2012 per la quarta edizione di ZonaCottini.







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Immagini da ZonaCottini

Domani, venerdì 13 maggio 2011, alle ore 18:30 apre allo spazio ZonaCottini l'ultima doppia personale di questa stagione espositiva. Virginia Chiodi Latini e Marco Illuminato presentano al pubblico due lavori sul fotografico che trovano nelle diverse tecniche e concezioni un inedito dialogo di estremo interesse.
Di seguito, qualche mio scatto di backstage. Maggiori info sulla mostra sono QUI.
Immagini da ZonaCottini
Immagini da ZonaCottini
Immagini da ZonaCottini
Immagini da ZonaCottini
Immagini da ZonaCottini
Immagini da ZonaCottini
Immagini da ZonaCottini

L'ultima della stagione


MIMESIS
A CURA DI GIANPAOLO AGHEMO E FULVIO BORTOLOZZO


VIRGINIA CHIODI LATINI
MARCO ILLUMINATO

13– 28 maggio 2011

Spazio espositivo ZONA COTTINI
Via Castelgomberto 20, Torino

Inaugurazione venerdì 13 maggio 2011, ore 18:30

Con MIMESIS si chiude la stagione espositiva di ZonaCottini. Il programma di mostre basate sulla formula delle doppie personali che ha visto un artista visivo ed un fotografo/a ha raccolto un buon successo di pubblico. In questa mostra presentiamo Marco Illuminato e Virginia Chiodi Latini, entrambi già allievi del Liceo Cottini. Marco Illuminato ci propone le sue tele di grandi dimensioni con ibridazioni di tecniche operative che rendono ambigua la lettura dell’immagine. Virginia Chiodi Latini nelle sue fotografie ci offre invece scenari fantastici che danno vita a turbamenti reali.

Orari:
Lunedì - venerdì ore 9:00 – 21:00
Sabato ore 9:00 – 13:00

Ingresso Gratuito

Informazioni:
Ass. Galleria Renato Cottini
tel. 328.812.3500
galleriacottini@libero.it
www.galleriacottini.weebly.com


Stampa materiali AGIT Subalpina


Virginia Chiodi Latini

SOGNI AL FEMMINILE. Virginia sogna. Nel suo mondo fantastico prendono forma luoghi immaginari dove una donna può allestire il suo teatro mentale. Figure riprese dalla storia, a volte, ma nella reinvenzione di una mente d'oggi. Pose, atteggiamenti studiati, finzioni quindi, ma con al loro interno l'autenticità del desiderio. Sono ambientazioni sopra le righe, volutamente eccentriche. L'insieme dei gesti, e il succedersi delle azioni, sono tracce di performance più che rappresentazioni di concetti. Come nella, consolidata ormai, tradizione internazionale della Staged Photography tutto è falsificato per ottenere però emozioni e turbamenti reali. Un'interazione tra artista e pubblico che pone l'opera fuori dalla sua oggettualità, in una terra di mezzo mentale alla quale chiunque lo voglia può appartenere. Basta cedere alla tentazione di volteggiare o anche solo di chiudere gli occhi per un istante. Il respiro delle figure di Virginia non mancherà di risuonare in noi.

Fulvio Bortolozzo


Virginia Chiodi Latini nasce a Torino nel 1985. Già nel 1990 inizia a giocare con una fotocamera Polaroid facendo mettere in pose assurde genitori e parenti. Questo approccio divertito e curioso con l'atto fotografico non si interromperà più. Il suo amore per l'immagine ottica si consolida durante gli anni di studio al Liceo Artistico Renato Cottini per affermarsi completamente al corso triennale di fotografia dell'Istituto Europeo di Design. In un suo testo inedito l'artista scrive: “La fotografia vive e si muove in me.(...) È ormai incorporata nei miei occhi. Nel mio sguardo. Ci siamo addomesticati a vicenda. Non possiamo fare a meno l’una dell’altra, e la sera ci laviamo i denti insieme. Non so dove andrò a finire, ma è lei la mia energia: mi fa muovere in avanti.”. Questa è la prima esposizione personale di Virginia, di una serie che ci si augura sia lunga e fertile, ed ha per lei un grande significato personale perché avviene proprio nel luogo che l'ha vista crescere appassionandosi all'arte visiva.




Marco Illuminato

Marco Illuminato con i suoi lavori ci offre una realtà scomposta in fotogrammi sempre sul punto di rivelarsi come sequenza di immagini oniriche. Come i sogni non possono avere una lettura univoca e certa. Come i sogni hanno colori lividi / vividi e a volte incerti. Le immagini di Marco Illuminato, come i sogni, hanno un marchio, la sigla della registrazione digitale di una immagine. Se si dovesse trovare un riferimento al suo lavoro verrebbe da pensare al film di Wim Wenders Fino alla fine del mondo e all’ossessionato tentativo di registrare e poi rivedere i propri sogni. L'immagine rimanda ad atti rituali, perversi nella loro ripetitività e così lo spettatore guardando i suoi lavori non potrà mai ritrovarsi al posto dell’artista ma resterà sempre osservatore che guarda la realtà scomposta attraverso un filtro, come attraverso un vetro, o sul display di una macchina fotografica digitale o, ancora, attraverso uno schermo televisivo.

Gianpaolo Aghemo


Marco Illuminato nasce a Torino nel 1987. Dopo il diploma in pittura e decorazione pittorica al Liceo Artistico Renato Cottini si iscrive al corso di Decorazione Pittorica presso l'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Per i suoi lavori usa una tecnica mista su tela ed elaborazioni fotografiche digitali.

Mai tutto d'un colpo

Giovedì scorso, negli appassionati locali del Circolo dei Lettori di Torino, l'amico Edoardo Hahn ha inaugurato una sua piccola personale intitolata La stanza dello scrittore, dedicata ai luoghi di lavoro di undici nomi della letteratura. Un progetto condotto con tutta la raffinata sensibilità di cui è grandemente capace e che spero vivamente venga proseguito con altri autori e in altri luoghi. Di seguito, qualche mio appunto dall'evento, con l'invito ad andare a vedere la mostra entro il 15 maggio prossimo.



























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