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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2011

Come ogni altro mezzo

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L'insulto definitivo all'Arte lo fece R. Mutt nel 1917 con la sua Fontana. Il colpo fu talmente duro da divenire rapidamente mortale e dalla scomparsa dell'Arte nacque l'arte. Dopo di allora Rose Sélavy ci è apparsa solo in fotografia perché con l'Arte morì anche la Fotografia. A chi lo desideri, non resta oggi quindi che fare arte usando le fotografie, così come ogni altro mezzo che riterrà adatto alla manifestazione del suo pensiero estetico.


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Delle cose, della vita

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L'incontro quotidiano con la realtà, le finzioni, i surrogati, gli aspetti ambigui, poetici o alienanti sembra negare ogni via d'uscita dal labirinto, le cui pareti sono sempre più illusorie tanto che ci potremmo confondere con queste.
Il senso che cerco di dare al mio lavoro è quello di verificare come sia ancora possibile desiderare e affrontare la strada della conoscenza per poter infine distinguere l'identità precisa dell'uomo, delle cose, della vita, dall'immagine dell'uomo, delle cose, della vita.

(Luigi Ghirri, Kodachrome)


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Il silenzio indecifrabile

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Le fotografie sono finestre. Gli umani si limitano ad aprirle. Poi osservano e decidono se e in quale loro discorso inserire ciò che vi vedono. Se si prestano ad essere inserite in discorsi anche opposti, mantenendo però la loro forza attrattiva, questo dipende da un incidente estetico: una bellezza le attraversa.

Le fotografie sono specchi. Dapprima privati di chi le scatta, poi dell’entourage di chi le apprezza, infine di tutti quelli che vi vedono via via nel tempo riflessi i propri pensieri. Per questo forse Wim Wenders sostiene che non si può fare un film contro la guerra senza che sia anche per la guerra.
Nessuna fotografia a miei occhi vale mille parole, nemmeno mille sospiri. Vale per quel gesto che mi viene da ripetere: alzare le mani. Alzo le mani e mi arrendo al felicissimo, e per me da sempre attraente, silenzio indecifrabile delle fotografie.

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