Ce n'è già troppa

©2010 Fulvio Bortolozzo - serie Scene di passaggio (Soap Opera).
Quanto più a lungo si vive, tanto più la realtà si fa incalzante, e al tempo stesso meno interessante, perché ce n'è già troppa. Davvero c'è bisogno di aggiungervi ancora qualcosa? Al di sopra dell'esistente bisogna accatastare l'immaginario, solo perché qualcuno, quand'era giovane e aveva ancora poca esperienza di quel che chiamiamo realtà, s'è messo a fantasticare per conto proprio un po' di pseudorealtà (...)?

(Cees Nooteboom, Il canto dell'essere e dell'apparire)
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Il bando è aperto!





Da oggi, 16 giugno, fino al 5 settembre 2010 è aperto su Photographers.it il bando di partecipazione al Lens Based Art Show. Si tratta di una manifestazione alla sua prima edizione ideata e realizzata dall'Osservatorio Gualino di Torino per promuovere l'eccellenza delle forme d'arte visiva contemporanea basate in tutto o in parte sulla tecnica fotografica (opere bidimensionali e tridimensionali, audiovisivi, installazioni, new media, progetti web 2.0, ecc.).

L'idea dell'evento nasce dalla sinergia con la rassegna fotografica CONFINI, alla quale l'Osservatorio Gualino è associato dallo scorso anno e della quale intende raccogliere e valorizzare artisti ed opere. L'evento principale del Lens Based Art Show consisterà in una grande mostra collettiva allestita dal 6 al 30 novembre 2010 negli spazi della prestigiosa villa collinare sede dell'Osservatorio Gualino. Durante il mese di esposizione verranno realizzati ulteriori eventi collaterali (incontri con gli artisti, serate tematiche, dibattiti, ecc.) in collaborazione con i partner della manifestazione. Il momento culminante sarà rappresentato dalla cerimonia di consegna del Premio Camera d'Oro, assegnato da una Giuria di esperti all'autore dell'opera ritenuta di migliore qualità artistica tra tutte quelle selezionate per la mostra collettiva. A questo primo fondamentale riconoscimento si affiancheranno il Premio Speciale della Giuria e il Premio Opera Prima.

in collaborazione con:
Consorzio Villa Gualino 

 
Partners:
Rassegna fotografica CONFINI
Photographers.it
Softech di Germinara


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Evento: LENS BASED ART SHOW 
Luogo: Villa Gualino, viale Settimio Severo 63, 10133 Torino. 
Periodo: dal 6 al 30 novembre 2010 
Orario: dalle ore 10 alle ore 20:00, tutti i giorni; ingresso libero
Informazioni:  fulvio@bortolozzo.net  



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Al di là dello sguardo

©2010 Fulvio Bortolozzo - serie Scene di passaggio (Soap Opera).
Il paesaggio non è un cerchio chiuso, ma un dispiegarsi. È veramente geografico per i suoi prolungamenti, per lo sfondo reale o immaginario che lo spazio apre al di là dello sguardo [...]. Il paesaggio è uno scorcio su tutta la Terra, una finestra aperta su possibilità illimitate: un orizzonte. Non una linea fissa, ma un movimento, uno slancio.

(Eric Dardel, L'uomo e la Terra, natura della realtà geografica)
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Io sono Colui che è


Giulio – ©2008 Fulvio Bortolozzo.

Possiamo (...) affermare che nei suoi momenti quasi universalmente reputati supremi, essa [l'arte del passato] è sempre stata ineloquente come in Piero della Francesca, sempre, come lui, muta e gloriosa. Sono tentato di dir di più, di suggerire che forse, nel regno visivo, l'arte vera – in quanto distinta da non importa quali valori informativi o semplici novità o stravaganze o giochi – sempre tende a comunicare la pura esistenza delle figure ch'essa presenta.
L'arte vera non ha mai, né mai dovrebbe, rappresentato, ma presentato. L'arte è basata sulla realtà, ma vive indipendentemente da essa, senza guardare al trampolino dal quale si lancia nell'oceano dell'Essere. L'arte vera è Essere; e con Jehova dell'Antico Testamento dovrebbe rispondere, se richiesta cos'è: «Io sono Colui che è».

(Bernard Berenson, Piero della Francesca o dell'arte non eloquente)
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Smettere è molto difficile

©2010 Fulvio Bortolozzo -  dalla serie Appunti per gli occhi.


In questi ultimi anni si è cercato spesso di avvicinare la fotografia documentaria — quella che pretende di limitarsi a pure constatatazioni — al ready-made artistico dal momento che il gesto dell'artista sembrerebbe in entrambi i casi limitarsi all'atto di operare una scelta. Due caratteristiche distiguono tuttavia la fotografia documentaria dal ready-made, apparentandola piuttosto, come afferma Evans, all'arte della collezione. In primo luogo, allontanandosi dalla ricerca dell'indifferenza estetica auspicata da Duchamp, essa mantiene un elemento di gusto come criterio di selezione: il fotografo come il collezionista , ammassa e mostra solo oggetti che gli interessano (...) . In secondo luogo, la fotografia documentaria, sforzandosi sempre di costituire un dispositivo di relazioni, si fonda, contrariamente al gesto di Duchamp, sulla quantità. Evans stesso ha sottolineato l'aspetto compulsivo di tale pratica e le sue conseguenze psicologiche: costruire una collezione, infinita per natura, ha molto a che fare con un'ossessione, può rendere "davvero un po' folli"; come osserva a proposito del suo lavoro sulla metropolitana newyorkese: "è compulsivo, e smettere è molto difficile".

(Olivier Lugon, Lo stile documentario in fotografia)
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Una città banale

©2010 Fulvio Bortolozzo - serie Scene di passaggio (Soap Opera).
È attraverso Dada che si attua il passaggio dal rappresentare la città del futuro all'abitare la città del banale. Quella futurista era una città attraversata da flussi di energia e da vortici di masse umane, una città che ha perso ogni possibilità di visione statica e che viene messa in azione dalle macchine in velocità, dalle luci, dai rumori, dal moltiplicarsi dei punti di vista prospettici e dalla metamorfosi continua dello spazio. (...)
Tristan Tzara nel manifesto del 1916 aveva dichiarato che Dada è «decisamente contro il futuro», trovando già nel presente ogni sorta di universo possibile. Le azioni urbane compiute all'inizio degli anni Venti dal gruppo parigino che si era formato attorno a Breton sono già lontane dai proclami futuristi. La città dadaista è una città banale che ha abbandonato tutte le utopie ipertecnologiche del futurismo. La frequentazione e la visita dei luoghi insulsi sono per i dadaisti una forma concreta per operare la dissacrazione totale dell'arte, per giungere all'unione tra arte e vita, tra sublime e quotidiano. È interessante notare che il teatro della prima azione Dada è proprio la moderna Parigi, la città dove già dalla fine del secolo si aggirava il flâneur, quel personaggio effimero che ribellandosi alla modernità perdeva il suo tempo beandosi dell'insolito e dell'assurdo vagabondando per la città. Dada eleva la tradizione della flânerie a operazione estetica.

(Francesco Careri, Walkscapes)
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STILL aLIVE




9 - 27 giugno 2010

Fotografie di Aurelio Amendola, Gianni Berengo Gardin, Simone Bergantini, Antonio Biasiucci, Fulvio Bortolozzo, Enrico Cattaneo, Enzo Cei, Ferdinando Cioffi, Bruno Del Monaco, Alessia De Montis, Paola Di Bello, Alessandro Di Giugno, Fabio Donato, Giovanna Gammarota, Ico Gasparri, Raffaella Mariniello, Nino Migliori, Carlo Orsi, Dino Pedriali, Luca Piovaccari, Oliviero Toscani, Giuseppe Varchetta, Nicola Vinci.

Mercoledì 9 giugno, la Fondazione Arnaldo Pomodoro (via Andrea Solari 35, Milano) ospiterà un importante evento culturale e benefico. Alle 18.30, infatti, verrà presentato il libro Still aLive. 33 storie di chi ha vissuto e vinto la lotta contro il cancro (Skira editore), a cura di Ugo Pastorino e Giuseppe Maraniello, che racconta le storie di pazienti che hanno vissuto e vinto la lotta contro il cancro, interpretate da 23 grandi fotografi.

Il ricavato della vendita del volume sarà devoluto alla Fondazione Floriani e al reparto di chirurgia toracica dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Nel corso della serata, s’inaugurerà la mostra che presenterà, fino al 27 giugno, le immagini e un video sui malati.

Tutta l’arte, al pari della filosofia e della religione, si offre sotto il segno del mistero della morte e della condizione umana al suo cospetto. Dalla monumentalità antica a Caravaggio, da Brueghel a Damien Hirst, non c’è momento della storia dell’arte in cui il senso della vita non sia stato affrontato a partire dal suo epilogo o in vista di un superamento di questo. In tale prospettiva l’arte ha spesso camminato a fianco della medicina, diventando a volte essa stessa "cura", come dimostrano le esperienze sempre più diffuse di "arte terapia". A 33 casi clinici risolti sono stati abbinati 23 artisti-fotografi che hanno conosciuto gli ex pazienti, ne hanno appreso le vicende e scrutato l’animo. In alcuni casi sono nate amicizie e, grazie alla disponibilità di ciascuno, è avvenuto che da tutti gli incontri si originassero altrettante opere fotografiche.

Notissimi autori e giovani meno conosciuti, tutti di grande talento, offrono un messaggio positivo e una speranza in più ai malati e ai loro familiari, ma anche un "ritratto" più veritiero sulla prognosi e sul destino di chi si trova a percorrere questa esperienza drammatica. Come è naturale, eterogenei sono stati i punti di vista degli autori. Alcuni hanno adottato un criterio narrativo, cogliendo con grande sensibilità significativi momenti del quotidiano dei soggetti ritratti ed evidenziando il loro ritorno alla felice consuetudine dell’ordinario. Altri hanno adottato un linguaggio più metaforico, con un notevole equilibrio tra valore intrinseco dell’immagine e suo portato concettuale. Altri ancora si sono affidati alla sapienza dei loro scatti per condensare in una precisa e magica iconografia quel che solo l’arte può offrire senza l’ausilio o la mediazione di altre esperienze culturali.

Mercoledì 9 giugno 2010, ore 18.30
Presentazione del libro fotografico
Still aLive. 33 storie di chi ha vissuto e vinto la lotta contro il cancro
(Skira editore; pp. 176; euro 40,00)

Milano, Fondazione Arnaldo Pomodoro, via Andrea Solari 35.
(ingresso libero)

INFO:
tel. 02.89075394/5
c.montebello@fondazionearnaldopomodoro.it
www.fondazionearnaldopomodoro.it

Ufficio Stampa
CLP Relazioni Pubbiche
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Lucia Crespi
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Non ci sarebbe mondo

 ©2010 Fulvio Bortolozzo - dalla serie Appunti per gli occhi.
Senza vacuità non ci sarebbe forma, ma un mondo raggelato, senza vita. Non ci sarebbe mondo.
La forma è vacuità, la vacuità è forma. E in quanto arte dell'attimo per eccellenza, la fotografia può essere anche chiamata arte dell'evidenziazione della forma e della ricerca della vacuità.

(Diego Mormorio, Meditazione e fotografia)
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