La fotografia secondo Costa

"Appunti per gli occhi" ©2009 Fulvio Bortolozzo

Ho letto di recente un breve saggio di Mario Costa intitolato: Della fotografia senza soggetto. Per una teoria dell'oggetto estetico tecnologico.
L'autore dedica molta parte dell'opera a confutare il lavoro di autori di grande spessore culturale, come Roland Barthes, Susan Sontag e altri, che lo hanno preceduto nel tentativo di dare una sistemazione teorica condivisibile al pensiero estetico rivolto verso la fotografia.
Non mi sogno nemmeno per un attimo di aggiungere il mio sproloquio su simili questioni, tuttavia, come lettore che pratica il fotografico, ho avvertito durante lo svolgersi delle tesi di Costa, un certo senso di insoddisfazione. Mi riferisco alle, pur brillanti, sue intuizioni sulla m
emoria tecno-logica, di cui la fotografia sarebbe stata una delle prime manifestazioni storiche e alle ricadute "artistiche" di questo fenomeno.

Senza voler togliere nulla alla capacità d'analisi dell'autore, ritengo che il suo pensiero perda di lucidità quando dal piano puramente speculativo scende in quello concreto del fare. Gli esempi fotografici che porta a sostegno delle sue idee sono sconfortanti: qualche anonima fotografia d'epoca e opere di artisti che definirei come minimo scarsamente influenti sulle sorti magnifiche e progressive dell'arte contemporanea. Ho inoltre come il sospetto che Mario Costa non fotografi. O meglio, che non abbia mai praticato la fotografia con intenzioni che andassero al di là della pura
compulsione mnemonica, comune ai più. Nell'insieme, in sostanza, ritengo che sia stato più attento a demolire il pensiero altrui, spesso liquidato in brevi righe sferzanti, che a costruire in modo davvero convincente il proprio.

Per buttarla un poco sul ridere, mi pare l'ennesimo esempio di "sessantottino" bravissimo a dire cosa non va, ma per niente in grado di far andare diversamente, e meglio, le cose che trova malfatte.

Detto questo, consiglio a chi mi legge di avvicinarsi all'opera di Costa. Si tratta di tempo comunque ben speso perché sollecita chi dissente fortemente dal suo pensiero a doversi dare una robusta ripassata teorica sui motivi che lo spingono a farlo.


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