Barriera aperta.

Da una stampa fotografica di Gustavo Boemi (dettaglio).

Fino al 26 aprile si può visitare la mostra fotografica Paesaggi di Barriera allestita nei locali dei Bagni Pubblici di via Agliè 9 a Torino.

Si tratta di una tappa del progetto OfBAM (Osservatorio fotografico Barriera di Milano / Torino Nord)  in corso dal 2014 da parte di un gruppo indipendente di fotografi alla cui origine ci sono i componenti dell'Associazione BIN11. Il progetto è anche aperto al contributo di quanti volessero avvicinarsi alla pratica dell'osservazione fotografica in questa particolare zona di Torino.

Per me, che sono nato e vissuto nel sud-ovest cittadino attraversare l'asse di corso Regina Margherita ed entrare nella zona nord di Barriera di Milano è sempre stato come addentrarmi in una Torino sconosciuta, davvero un'altra città. Nella mostra questo senso di estraneità si attenua in parte perché riconosco aspetti che mi appartengono, ma rimane il sentimento di essere comunque altrove e di potermi avvicinare proprio per tramite del fotografico. In questo senso, il lavoro dei fotografi è prezioso perché riesce ad aprire la visione su aspetti di particolare interesse con grande libertà di approccio: da quello più tradizionale e documentaristico ad esperimenti anche sorprendenti. Mi pare una via fertile per rinnovare metodi e procedure dell'osservazione fotografica.

In questi ultimi anni Barriera, si sta dimostrando una zona estremamente vitale e molte delle iniziative culturali più interessanti di Torino fioriscono qui. L'intensa presenza di persone provenienti un po' da tutto il mondo mescola le carte e stimola confronti tra pensieri e culture diverse. Ovviamente questo porta anche forti contraddizioni e problemi, ma forse meglio che altrove da tutto questo possono venir fuori gli stimoli giusti per immaginare una nuova convivenza sociale. Non poca cosa di questi tempi.


Paesaggi di Barriera
a cura dell'Associazione BIN11

Fotografi:
Enrico Bedolo, Gustavo Boemi, Ivan Catalano, Luca Lamoni, Ion Setran, Giampiero Vietti, Fabio Zanino.

Bagni Pubblici di via Agliè
Via Agliè 9 Torino

Fino al 26 Aprile.
Lun-Sab. ore 10-19.


I BAGNI PUBBLICI DI VIA AGLIÈ
sono la Casa del Quartiere di Barriera di Milano (VI Circoscrizione). Svolgono uno storico servizio di docce pubbliche e sono centro interculturale che costruisce con il coinvolgimento dei cittadini del quartiere – vecchi e nuovi abitanti di Barriera – legami interpersonali in una zona ricca di diversità, rappresentativa delle nostre realtà urbane contemporanee.






Altre Venezie.

Ieri sera è partita a Torino la rassegna espositiva I Just Look at Pictures - Viaggio nel photobook italiano a cura di Ivan Catalano. La prima mostra sarà visitabile nello spazio di ISOLE fino al 29 marzo prossimo. ISOLE è un'iniziativa culturale di Adele Corvo e Ivan Catalano dedicata al libro "fatto a mano" e, in senso esteso, all'editoria auto-prodotta, un tempo si sarebbe detto "alternativa", orientata alla fotografia. Questo primo appuntamento, come sarà per i successivi, si è aperto con una presentazione presso il Cecchi Point, un centro giovanile del Comune di Torino lì nelle vicinanze.

Nel primo appuntamento, arriva da Venezia un progetto editoriale ed espositivo intitolato LACUNA/AE. Un'osservazione fotografica svolta in luoghi che stanno al di fuori dello straconosciuto circuito turistico del centro storico e dove sia visibile la presenza dell'architettura moderna, sia essa residenziale o industriale. L'idea è di Eleonora Milner, veneziana doc di ascendenze austriache, ed è stata curata insieme a Elena Caslini. Entrambe giovani e con una formazione a livello universitario di orientamento artistico ed internazionale.

L'approccio fotografico ai luoghi non è quello canonico degli anni Ottanta e Novanta, che era fortemente influenzato dalla cultura architettonica e dalle esigenze della committenza pubblica. Qui siamo di fronte ad un'iniziativa autofinanziata con un crowfunding di successo, ennesimo piccolo miracolo dell'esistenza di Internet, e quindi le curatrici hanno avuto carta totalmente bianca sul da farsi, seguendo il loro gusto e le loro preferenze autoriali.

Ne è uscito un libro che riunisce oltre 100 immagini di 18 fotografi (sul sito del progetto si aggiungono ad essi 6 illustratori). Tra loro rilevo con piacere i nomi di persone che si erano fatte coinvolgere, bontà loro, in mie precedenti avventure curatoriali: Allegra Martin (Lens Based Art Show - Menzione Speciale, 2010), Claudia CorrentMattia Parodi, Giacomo Streliotto (Questo Paese, 2014).

Il corpo delle immagini è eterogeneo perché le curatrici hanno lasciato massima libertà ai fotografi. Ne emerge una sintesi interessante dei possibili approcci contemporanei al luogo: dai più rispettosi della tradizione del paesaggio italiano della generazione ghirriana, a coloro che vedono in Guido Guidi un riferimento imprescindibile, via via fino alle procedure dell'arte contemporanea più lontana dalla descrizione e vicina alla testimonianza di stili di vita, comportamenti e sensazioni minimali.

Da ISOLE è esposto un Best Of di 19 fotografie dalle oltre 100 del libro.

In conclusione vorrei sottolineare che esiste, con difficoltà molto gravi, ma esiste e resiste, un filone culturale estremamente attivo e interessante formato da giovani che vogliono fortemente dire la loro sulla fotografia contemporanea, nonostante le chiusure e le ottusità dei referenti principali, sovente intenti a baloccarsi con valori consolidati, e persino esausti, ben al riparo delle loro posizioni istituzionali a tempo indeterminato e anche non proprio mal pagate. Certamente sono dei giovani, e quindi le loro azioni possono risultare a volte ingenue e altre imprecise, ma in ogni caso sempre vitali e aperte al confronto con ogni altra analoga esperienza, anche all'estero. In loro mi pare che risieda quel rinnovamento di cui tanto sento il bisogno nel piccolo mondo antico dei fotografanti peninsulari.

Addendum
Un plauso ai grafici Ester Greco e Tommaso Lodi.
La grafica è un elemento sempre più determinante in un fotolibro d'oggi.


LACUNA/AE
a cura di Eleonora Milner ed Elena Caslini

Fotografie di
Andrea Avezzù, Laura Bacchiega, Sergio Campione, Claudia Corrent, Marco Del Zotto, Marco Fava, Francesca Gardini, Allegra Martin, Riccardo Muzzi, Francesca Occhi, Mattia Parodi, Giacomo Pulcinelli, Sara Sagui, Gian Giacomo Stiffoni, Giacomo Streliotto, Federico Vespignani, Claudio Zalla, Caterina De Zottis.

Lingua: Italiana, Inglese.
Grafica: Tommaso Lodi e Ester Greco.
Formato: 208 pagine / 20 x 26,5 cm.
Prima edizione, 2016.
ISBN: 979-12- 200-1034- 4




ISOLE

Lungo Dora Napoli 18b, Torino.
+39 339 819 3106
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A, B, C... e poi? D?

Da qualche parte mi arriva la sollecitazione a volare più raso terra, ogni tanto almeno. Allora ricominciamo dalle basi.

LUCE
Quella roba che se ci arriva addosso in quantità eccessiva ci acceca momentaneamente e ci riscalda il corpo. No, non è un cucciolo troppo affettuoso quello di cui sto scrivendo. Sarebbe una radiazione elettromagnetica, ma che dentro c'ha anche i fotoni. Stop. Non frega niente a nessuno di questi dettagli. L'importante è che ci sia, la luce dico.

FOTOGRAFIA
Immagine tecnica ottenuta da un congegno a base ottica e funzionamento meccanico e/o elettronico. Il congegno lavora solo in presenza di luce. Quanta ne serve dipende dalle sue caratteristiche di fabbrica. le fotografie non si fanno, si prendono. Da dove? Dalla luce.

TEMPO
Ce ne vuole sempre. Non esiste nessuna fotografia che non sia frutto di tempo. Tempo di azione della luce dentro il congegno, tempo per mettersi dove serve, tempo per modificare dopo quello che non serve o serve diverso. Se non avete tempo, fate altro insomma.

DIAFRAMMA
Non ridete, Dico ai ragazzi. Il diaframma è un buco. Ho detto di non ridere.
Sì è un buco che fa passare la luce nel congegno. Se c'è solo il buco si chiama come una roba ortopedica: foro stenopeico. Sembra quello che ti fa male quando cambia il tempo. Arieccolo il tempo... Se invece il buco è dentro un coso a cilindro che sta piantato sul davanti del congegno, a proposito il congegno si chiama macchina fotografica o fotocamera, ecco che si chiama diaframma. Nel cilindro ci stanno tanti pezzi di vetro diversi e siccome li hanno messi in modo che vadano tutti d'accordo tra loro, lo chiamano obiettivo. Il buco può essere rotondo, ma più spesso è poligonale (c'ha tanti lati...). Serve da rubinetto della luce, come fosse per l'acqua no? Più aprite il buco più ne entra e viceversa. Ma non si chiude mai del tutto mannaggia. Per chiudere ben bene la fotocamera ci vuole un tappo o un...

OTTURATORE
Una saracinesca che sta sempre chiusa e si apre solo quando lo dite voi e per il tempo, sì quello di prima, che decidete voi. Avete dubbi su quale sia quello giusto? Mettete la fotocamera su A o P o una di quelle vignette idiote che ci mettono sempre. Ci pensa lei a voi. Voi non lo sapete ma nelle fotocamere di oggi hanno messo vecchi fotografi dei gloriosi anni Ottanta. Ora sapete perché non li vedete più in giro. E chi avrebbe più voglia di pagarne uno visto che da soli, o se proprio siete imbranati con l'aiuto del solito cugino (l'Italia è un paese af-fondato sui cugini e nipoti), potete finalmente fare foto bellissime lo stesso?

Basta per oggi, sento puzza di bruciato, non vorrei che il surriscaldamento dei residuali neuroni in circolazione aumentasse l'effetto serra...